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Basilica concattedrale e parrocchia di Sant`Andrea

Se la cattedrale rispecchia la città, la concattedrale di S. Andrea ha rilevanza addirittura universale. Nella sua ultima opera Leon Battista Alberti ha creato non soltanto un capolavoro dell’architettura rinascimentale, ma anche un modello di spazio sacro variamente ripreso in innumerevoli chiese sparse nel mondo intero. E con quello dell’Alberti ricorrono qui i nomi illustri di MantegnaCorreggioGiulio RomanoJuvarraCanova e uno stuolo d’altri, tutti tesi a dare evidenza all’oggetto che ha mosso tanto impegno: la reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù. Una reliquia che, a prescindere dalla sua autencità, richiama potentemente un evento cardine della fede cristiana, il sacrificio del Redentore, e la sua riproposizione sacramentale nell’Eucarestia per Mantova il Preziosissimo Sangue, come viene chiamato, assume poi un’importanza speciale, collocandosi all’origine della sua storia moderna.

Quando la reliquia emerse dodici secoli fa la patria di Virgilio era un villaggio come altri della pianura; l’evento indusse il Papa a collocarvi un vescovo, innestandovi così una serie di conseguenze, religiose ma anche sociali, economiche e politiche che l’hanno portata al rango di città, con relativo territorio da essa dipendente. Si può dunque dire che Mantova è “Figlia della reliquia”, e lo splendore di Sant’Andrea trova in ciò la sua piena giustificazione. Nel 1470 Leon Battista Alberti presentò a Ludovico II Gonzaga un progetto “più capace più eterno, più degno e più lieto” che indusse il marchese a far iniziare i lavori, morto l’Alberti nel 1472, sotto la direzione dell’architetto fiorentino Luca Fancelli. La storia della fabbrica di S.Andrea segue poi la storia della città: tra la facciata e la cupola intercorrono circa 300 anni, durante i quali vari architetti ed artisti assunsero la direzione dei lavori. Nonostante il protrarsi nel tempo della costruzione, la chiesa è considerata una delle più tipiche realizzazioni albertiane, grazie ad un progetto tale da ammettere poche e non sostanziali deroghe.
L’interno è costituito da un’unica ampia navata (m.103 di lunghezza,19 di larghezza e 28 d’altezza) coperta da una volta a botte realizzata tra il 1490 e il 1495. La volta è a finti cassettoni; la decorazione come quella delle pareti, raffigura storiche bibliche in monocromo e scene evangeliche e fu realizzata tra il 1785 e il 1791 da pittori locali guidati dal veronese Paolo Pozzo.
La cappella più nota della Basilica è la prima a sinistra entrando. Intitolata a S.Giovanni Battista è universalmente nota perché è la cappella funeraria di Andrea Mantegna che già nel 1504, due anni prima di morire, dispose di essere qui sepolto.
Nella lapide inserita nel pavimento si legge che “le ossa dell’artista sono state composte con quelle dei due figli nel sepolcro costruito dal nipote Andrea”. Il busto in bronzo dell’artista e’ stato attribuito a Gianmarco Cavalli; l’epigrafe attesta l’autenticita’ del busto del Mantegna e allude inoltre alle sue capacità artistiche (“tu che vedi le sembianze di bronzo del Mantegna, saprai che questi e’ pari, se non superiore ad Apelle).

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