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Cattedrale di San Pietro (Duomo)

Un grande rettangolo di ciottoli circondato dalla storia che le pietre antiche raccontano. Qui i Gonzaga, con il golpe del 1328, conquistavano la città, spodestando i Bonacolsi.. Punto focale: la chiesa cattedrale di San Pietro, testimone di tre epoche con la facciata neoclassica, la fiancata gotica, il campanile romanico. A destra della cattedrale, la Magna Domus e il Palazzo del Capitano, duecenteschi, congiunti a quello detto del Plenipotenziario. A sinistra invece, il settecentesco Palazzo già dei marchesi Bianchi, diventato sede vescovile e, a chiudere, il duecentesco, imponente Palazzo Bonacolsi ora dei marchesi Castiglioni, dietro il quale svetta la Torre bonacolsiana, con la gabbia nella quale venivano rinchiusi i malfattori.

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Palazzo Ducale

L'imponente reggia che domina Piazza Sordello è Palazzo Ducale, la reggia che ha ospitato nel corso dei secoli le famiglie che hanno governato la città di Mantova e i suoi territori. Un palazzo che racconta la ricchezza e i fasti vissuti dalla città dei tre laghi. Il Palazzo Ducale si compone di più edifici costruiti in epoche diverse e collegati fra loro nel corso del tempo prima dalla famiglia Bonacolsi e poi dai Gonzaga. Costruito da Guido verso la fine del 1200, l'edificio è tipicamente vicino ai palazzi comunali d'area lombarda, ma nel contempo anticipazione del passaggio di Mantova da Comune a Signoria. Divenuto infatti capitano del popolo nel 1299, Guido trasformò quello che allora era ancora un palazzo di proprietà della famiglia, nel centro del potere della città. La vasta superficie della facciata alleggerita dalle ampie arcate del porticato sottostante, è arricchita dal sobrio cromatismo del mattone alternato al marmo.
 

Il Palazzo Ducale è quindi un susseguirsi di stanze, corridoi, studioli, giardini pensili, scaloni, gallerie, salette, cortili. Il Palazzo Ducale rappresenta l'immagine di ricchezza, arte, potenza che il visitatore ricava percorrendo spazi aggregati nel corso di quattro secoli, fino a costituire una città nella città con i suoi 34.000 metri quadrati di estensione, 500 stanze, 15 tra giardini, piazze e cortili. Quando i Gonzaga scalzarono i Bonacolsi, si impossessarono di questi edifici e nel corso del tempo li modificarono aggiungendo sempre nuovi corpi di fabbrica con logge, maestose scale, gallerie, cortili pensili collegandoli tutti fra loro, sotto la direzione di geniali architetti come Fancelli, Giulio Romano, Bertani, Viani, in un'unica grandiosa reggia. Parte integrante del Palazzo è anche il Castello di San Giorgio possente opera di fortificazione realizzata da Bartolino da Navara sul finire del XIV secolo a imitazione di quello degli Este a Ferrara che durante la dominazione austriaca divenne prigione dove vi furono rinchiusi, tra tanti altri, i martiri di Belfiore, Ciro Menotti, Tito Speri e Felice Orsini. Da queste sale i Gonzaga esercitarono il potere, vissero i fasti di una reggenza invidiata e rispettata, videro la decadenza lenta e inesorabile, subirono la fine sotto i colpi della storia. La visita al labirintico palazzo può avvenire seguendo diversi percorsi a secondo degli interessi e del tempo a disposizione. Alcuni punti che non dovrebbero sfuggire allo sguardo del visitatore sono: l'appartamento degli Arazzi dove sono sistemati nove preziosi arazzi tessuti in Fiandra su cartoni di Raffaello raffiguranti gli Atti degli Apostoli, l'appartamento e il raffinato studiolo di Isabella d'Este. Lo sguardo dovrà necessariamente soffermarsi su due fra i cicli pittorici più famosi della storia dell'arte italiana. Quello del Pisanello costituito da grandiose sinopie e affreschi a tema cavalleresco, scene di un cruento torneo realizzato con raffinata fattura e straordinaria forza drammatica, rappresentazione di un mondo medievale ormai al tramonto.

Quello di Andrea Mantegna, chiamato a Mantova nel 1460 dal marchese Ludovico e vissuto nella città virgiliana fino alla morte, avvenuta nel 1506. Proprio a Mantova Andrea Mantegna realizzò la sua opera più geniale, la Camera Picta o Camera degli Sposi. Altri ambienti di notevole interesse sono: l'appartamento dei nani, la Rustica di Giulio Romano, la Chiesa di S. Barbara del Bertani, il Cortile della Cavallerizza, la Sala di Manto, la Galleria degli Specchi, la Sala dello Zodiaco, la Sala del Labirinto, il Giardino Pensile.

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Basilica concattedrale e parrocchia di Sant`Andrea

Se la cattedrale rispecchia la città, la concattedrale di S. Andrea ha rilevanza addirittura universale. Nella sua ultima opera Leon Battista Alberti ha creato non soltanto un capolavoro dell’architettura rinascimentale, ma anche un modello di spazio sacro variamente ripreso in innumerevoli chiese sparse nel mondo intero. E con quello dell’Alberti ricorrono qui i nomi illustri di MantegnaCorreggioGiulio RomanoJuvarraCanova e uno stuolo d’altri, tutti tesi a dare evidenza all’oggetto che ha mosso tanto impegno: la reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù. Una reliquia che, a prescindere dalla sua autencità, richiama potentemente un evento cardine della fede cristiana, il sacrificio del Redentore, e la sua riproposizione sacramentale nell’Eucarestia per Mantova il Preziosissimo Sangue, come viene chiamato, assume poi un’importanza speciale, collocandosi all’origine della sua storia moderna.

Quando la reliquia emerse dodici secoli fa la patria di Virgilio era un villaggio come altri della pianura; l’evento indusse il Papa a collocarvi un vescovo, innestandovi così una serie di conseguenze, religiose ma anche sociali, economiche e politiche che l’hanno portata al rango di città, con relativo territorio da essa dipendente. Si può dunque dire che Mantova è “Figlia della reliquia”, e lo splendore di Sant’Andrea trova in ciò la sua piena giustificazione. Nel 1470 Leon Battista Alberti presentò a Ludovico II Gonzaga un progetto “più capace più eterno, più degno e più lieto” che indusse il marchese a far iniziare i lavori, morto l’Alberti nel 1472, sotto la direzione dell’architetto fiorentino Luca Fancelli. La storia della fabbrica di S.Andrea segue poi la storia della città: tra la facciata e la cupola intercorrono circa 300 anni, durante i quali vari architetti ed artisti assunsero la direzione dei lavori. Nonostante il protrarsi nel tempo della costruzione, la chiesa è considerata una delle più tipiche realizzazioni albertiane, grazie ad un progetto tale da ammettere poche e non sostanziali deroghe.
L’interno è costituito da un’unica ampia navata (m.103 di lunghezza,19 di larghezza e 28 d’altezza) coperta da una volta a botte realizzata tra il 1490 e il 1495. La volta è a finti cassettoni; la decorazione come quella delle pareti, raffigura storiche bibliche in monocromo e scene evangeliche e fu realizzata tra il 1785 e il 1791 da pittori locali guidati dal veronese Paolo Pozzo.
La cappella più nota della Basilica è la prima a sinistra entrando. Intitolata a S.Giovanni Battista è universalmente nota perché è la cappella funeraria di Andrea Mantegna che già nel 1504, due anni prima di morire, dispose di essere qui sepolto.
Nella lapide inserita nel pavimento si legge che “le ossa dell’artista sono state composte con quelle dei due figli nel sepolcro costruito dal nipote Andrea”. Il busto in bronzo dell’artista e’ stato attribuito a Gianmarco Cavalli; l’epigrafe attesta l’autenticita’ del busto del Mantegna e allude inoltre alle sue capacità artistiche (“tu che vedi le sembianze di bronzo del Mantegna, saprai che questi e’ pari, se non superiore ad Apelle).
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Rotonda di San Lorenzo

È la chiesa più antica della città, fondata tra la fine del XI secolo e l'inizio del XII, probabilmente per volere di Matilde di Canossa.
Ispirata alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme e dedicata a San Lorenzo (martire romano del III secolo), la rotonda è a pianta centrale, con soprastante matroneo. Un deambulatorio precede e circonda la navata, caratterizzata da otto colonne e un piccolo abside.
E' costruita in cotto, secondo la tradizione lombarda del periodo, ma osserva due colonne di marmo, alcune formelle e pilastrini in pietra di epoca precedente (VI-VIII secolo) provenienti da edifici scomparsi.
Originariamente era completamente affrescata, ora rimangono molti lacerti, in particolare sono leggibili quelli di alcune volticelle: per lo schema rigido della composizione e della

decorazione degli abiti e l'espressione astratta e idealizzata dei volti, si può dedurre che l'autore sia un maestro dell'XI secolo, ancora legato alla scuola bizantina. Nell'abside un frammento più tardo rappresenta San Lorenzo sulla graticola (XV secolo).
Nel 1579 la chiesa fu chiusa al culto per volere di Guglielmo Gonzaga e per oltre trecento anni, alterata e coperta da superfetazioni murarie, fu adibita ad abitazioni e negozi. Essendo caduta la cupola, la navata veniva usata come cortile.“Ritrovata” nel 1906, fu liberata dalle parti architettoniche non pertinenti, restaurata e riaperta al culto.
È chiesa sussidiaria della Parrocchia di Sant'Andrea, e da questa affidata alla Fraternità Domenicana dal 1926. Viene conservata, tutelata e aperta al pubblico dall'Associazione per i Monumenti Domenicani.
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Palazzo della Ragione

Il palazzo della Ragione fa parte di quel nucleo di edifici cittadini sorti in epoca medioevale. Citato più volte in documenti dell'epoca come Palatium Novum del Comune, il palazzo venne edificato intorno al XI-XII secolo per assolvere alle funzioni civili pubbliche e destinato ad accogliere le assemblee e le adunanze cittadine o, in caso di cattivo tempo, il mercato che si teneva nella piazza sottostante.

L'edificio fu più volte oggetto di modifiche, fin dalla metà del tredicesimo secolo.
Nel XV secolo vennero eretti i portici e nel 1472 fu innalzata la Torre dell'Orologio, realizzata su disegno di Luca Fancelli.
L'anno dopo la Torre fu arricchita da un pubblico orologio ideato dal matematico ed astrologo Bartolomeo Manfredi. 
 

L'orologio dava conto delle ore del vulgo, delle posizioni dei pianeti, del crescere e del calare del giorno, dei segni zodiacali, delle fasi lunari, dei giorni favorevoli per far salassi, seminare, partire per viaggi e di altre cose "uteli in questo mondo". L'orologio funzionò sicuramente fino agli inizi del Settecento. In seguito fu trasformato in un normale meccanismo per il sole e per i minuti. Nel 1700, su progetto dell'architetto Doricilio Moscatelli, furono chiuse le trifore duecentesche ed aperte ampie e luminose finestre.
Nella prima metà del '900, il palazzo fu riportato alla sua struttura originaria dall'architetto mantovano Aldo Andreani, eliminando le sovrapposizioni barocche.

Adibito per secoli all'amministrazione della giustizia, dal 1997 è divenuto prestigiosa sede espositiva dei Musei Civici di Mantova, ospitando numerose ed importanti esposizioni d'arte organizzate dall'amministrazione comunale.
Nell'ampio salone, di imponenti volumetrie, sono visibili sulle pareti di testa i resti di notevoli affreschi che raffigurano episodi bellici databili intorno alla fine del XII secolo, oltre a personaggi di storia sacra firmati dal parmense Grisopolo e databili alla metà del duecento. Al piano terra l'edificio ospita numerosi negozi e ristoranti.

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Santa Maria della Vittoria

Consacrata nel 1496, è un edificio votivo voluto da Francesco II Gonzaga, IV marchese di Mantova, per celebrare la vittoria sul re di Francia Carlo VIII nella battaglia di Fornovo (6 luglio 1495).
Dal 1499 i frati Eremitani di San Gerolamo si presero cura del tempietto, cui fu annesso un convento.
Nel 1797, durante l'occupazione francese, la chiesa fu adibita a scopi militari e la pala del Mantenga trafugata a Parigi.
Nel 1877 il Genio Militare Italiano rimaneggiò pesantemente l'interno suddividendolo in due piani destinati a magazzino. Dal 1899 quello superiore è occupato dall'asilo Strozzi Valenti Gonzaga. Il piano inferiore, dopo varie utilizzazioni, divenne sede, dal 1942 al 1986, di un laboratorio di verniciatura e cromatura.

Nel 2001 l'associazione di volontariato culturale Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani ha stipulato col Comune di Mantova, una convenzione di concessione, a fronte della quale s'impegna a far eseguire a proprie spese il progetto approntato dall'Amministrazione civica per il recupero di Santa Maria della Vittoria come museo di se stessa e come sala per conferenze, concerti, piccole mostre temporanee.
Esternamente, il piccolo manufatto si prospetta in sobrie forme tardo gotiche affini ad altri edifici sacri mantovani come Santa Maria degli Angeli, Santa Maria delle Grazie, la sagrestia del Duomo.
Probabilmente il progetto è da assegnare a Bernardino Ghisolfo, Superiore delle Fabbriche gonzaghesche dal 1490.
L'interno, a navata unica, conserva un apparato decorativo rinascimentale d'ambito mantegnesco.

Una stretta relazione col gusto di Andrea Mantenga per l'antichità classica e per i marmi romani è, infatti, riscontrabile nell'effetto illusionistico della pittura di marmi preziosi e di candelabre che caratterizza l'aula. La parete di fondo mostra ancora parti di una raffinata tappezzeria a finto cuoio cordovano. Contro di essa s'innalzava la grandiosa pala della Madonna della Vittoria , capolavoro dipinto dal Mantenga nel 1496, ora esposta al Louvre. Il soffitto ligneo della navata, l'apertura delle finestre e del portale su via Fernelli risalgono al tardo Ottocento.
Nella parete di sinistra si aprono due minuscole cappelle: una affrescata con scene e simboli della Passione, l'altra decorata a stucco.
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Casa del Mantegna

Eretta a partire dal 1476 sul terreno donato all'artista dal Marchese Ludovico II Gonzaga, la casa si presenta molto semplice all'esterno con una volumetria cubica, entro la quale è inserito un cortile cilindrico, quasi una piccola piazza di sobria ed austera eleganza.
Attorno a questo cortile, sono disposte le stanze, oggi adibite dall'Amministrazione Provinciale di Mantova a spazi espositivi.
La singolare concezione dell'edificio fa ritenere che l'autore del progetto sia stato lo stesso Mantegna. In pianta il cerchio si inscrive nel quadrato: l'evidente allusione alla simbologia del divino rimanda alle teorizzazioni dell'Alberti e allo spirito ricettivo dell'artista, una dimensione che è anche sottilmente suggerita dal motto Ab Olympo che troviamo iscritto sopra uno dei portali.
L'intera costruzione sembra dunque ruotare intorno a questo nucleo rotondo che, per la sua forma, si distacca da ogni altro cortile della Rinascenza e sottolinea ulteriormente l'originalità del Mantegna.

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Palazzo San Sebastiano

Situato sull’asse viario che collega Palazzo Ducale a Palazzo Te, Palazzo San Sebastiano è dal 2005 sede del Museo della Città.

Al suo interno storia e arte guidano il visitatore attraverso un suggestivo percorso che, attraverso più di cento opere, racconta i momenti emblematici della storia della civiltà mantovana.

Moderne postazioni multimediali permettono di approfondire la contestualizzazione urbanistica ed artistica delle opere, per una completa comprensione del legame tra Museo e territorio.

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Museo Tazio Nuvolari - Learco Guerra

Tazio Nuovolari il pilota volante è nato a Castel d’Ario ed è stato il piu’ grande pilota di tutti i tempi.
Nel museo in piazza Sordello, recentemente riallestisto, sono custoditi coppe, trofei, medaglie, onoreficenze, lettere, fotografie, manifesti, quotidiani e riviste d’epoca.
Di grande impatto i filmati d’epoca che documentano gare e i cimeli legati alla carriera sportiva.Tute da corsa, guanti, occhiali, caschetti e la celebre maglia gialla di Tazio Nuvolari accanto a documenti preziosi, come il telegramma e la foto autografa diGabriele d’Annunzio; fu proprio il poeta a donare a Nuvolari la celebre tartaruga d’oro (“all’uomo più veloce,l’animale più lento”)
Inoltre e’ possibile visitare la sezione dedicata a Learco Guerra ciclista campione del mondo nel 1931. Quest’anno ci saranno manifestazioni a lui dedicate per commemorare gli 80 anni dal titolo. Saranno esposte alcune biciclette degli anni ’30 ed il primo esemplare di maglia rosa della storia del Giro d’Italia.

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Casa del Mercante

In piazza Erbe fa da sfondo visivo una splendida casa che respira l’aria d’Oriente dei viaggi del mercante Boniforte da Concorezzoche si stabili’ a Mantova e volle costruire nel ricordo di essi la sua casa nel 1455.
Sotto il portico incisi sull’architrave gli oggetti che il mercante vendeva nella bottega. Piatti guanti, cucchiai, coltelli, bilance… Una sorta di pubblicita’ante litteram.

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Castello di San Giorgio

Costruito a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza diFrancesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara, è un edificio a pianta quadrata costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi, volto a difesa della città. L’architetto Luca Fancelli, nel 1459 su indicazione del marchese Ludovico III Gonzaga, che liberò ambienti di Corte Vecchia per il Concilio indetto da Pio II, ristrutturò il castello che perse definitivamente la sua primitiva funzione militare e difensiva.

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Camera degli Sposi

Chiamata nelle cronache antiche Camera picta (“camera dipinta”), è una stanza collocata nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova. È celebre per il ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474. Mantegna studiò una decorazione ad affresco che investisse tutte le pareti e le volte del soffitto, adeguandosi ai limiti architettonici dell’ambiente, ma al tempo stesso sfondando illusionisticamente le pareti con la pittura, come se lo spazio fosse dilatato ben oltre i limiti fisici della stanza. Il tema generale è una celebrazione politico-dinastica dell’intera famiglia Gonzaga, con l’occasione dell’elezione a cardinale di Francesco Gonzaga. La decorazione della stanza venne commissionata daLudovico Gonzaga a Mantegna, pittore di corte dal 1460. La sala aveva originariamente una duplice funzione: quella di sala delle udienze (dove il marchese trattava affari pubblici) e quella di camera da letto di rappresentanza, dove Ludovico si riuniva coi familiari.

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Piazza Broletto

Un voltone separa Piazza Sordello dal centro storico e mercantile di MantovaPiazza Broletto con la fontana dei delfini al centro,da una parte l’arco dell’Arengario dall’altra la Torre Comunale con la campana civica racchiudono la mole imponente del duecentesco Palazzo del Broletto. Sulla facciata, in una nicchia ad arco acuto, la statua scolpita da un ignoto artista veronese del XIII sec. Rappresenta “VERGILIUS MANTUANUS POETARUM CLARISSIMUS” il sommo poeta mantovano Virgilio.
Per antica tradizione popolare, la statua è diventata pero’ “Vecia Mantua”, la Vecchia Mantova, alla quale ogni forestiero doveva rendere omaggio quando entrava per la prima volta in città.

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Palazzo Te

Villa degli ozi e degli svaghi, progettato dal 1525 al 1535 da Giulio Romano allievo di Raffaello, per Federico II Gonzaga, figlio diIsabella D’Este e di Francesco II Gonzaga.
Dalle varie spiegazioni piu’ o meno fantasiose del nome “Te” quella piu’ attendibile e’ del Bertazzolo che lo motiva con l’intersezione di due strade che formavano sull’isola una grande  T divenuta poi “TE” per ragioni eufoniche, la derivazione da ”tejetus”, ovvero localita’ dove sorgevano le “teze”, tipiche capanne con il tetto di paglia.
Federico II volle trasformare il luogo dove sorgevano le antiche scuderie della famiglia Gonzaga, in una sorta di “ villa di rappresentanza”, destinata tanto ai sontuosi ricevimenti quanto ai segreti convegni amorosi con la donna amata Isabella Boschetti.Palazzo Te e’ una tra  le piu’ belle ville che l’Italia possa vantare. Riflesso perfetto di un preciso e non facile momento della storia dell’arte,quello del passaggio dagli splendori rinascimentali alle esuberanze manieriste.Giulio Romano in essa ha creato  tutto, l’architettura come la decorazione di ogni singoloambiente,moltiplicando invenzioni su invenzioni, tanto da alimentare l’ispirazione di generazioni d’artisti. Il committente la volle per stupire gli ospiti a cominciare dall’imperatore Carlo V venuto a conferirgli la corona Ducale.
Basti pensare alla stupefacente sala dei Giganti in cui l’arte realizza alla perfezione il prodigio di sostituirsi alla realta’, creando una scena che coinvolge lo spettatore nell’immane tragedia di un mondo in rovina.

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Biblioteca Teresiana

L'Imperial Regia Biblioteca di Mantova fu aperta al pubblico il 30 marzo 1780, in conformità con il vasto programma di laicizzazione e riforma delle istituzioni culturali ed educative varato nel 1749 da Maria Teresa d'Austria. Alla politica illuminata dell'impero asburgico corrispose infatti, in area lombarda, la fondazione di una struttura omogenea di biblioteche pubbliche ordinate sul territorio, quasi sempre negli edifici conventuali della Compagnia di Gesù, soppressa nel 1773, con al vertice la Biblioteca Pertusati di Milano, che nel 1786 assunse il nome di Braidense, e la Biblioteca Universitaria di Pavia. Nello stesso scorcio vedevano quindi la luce sul territorio lombardo la Biblioteca di Cremona e, di poco successive, quelle di Como e Lodi. La nascita e lo sviluppo originario della Biblioteca può tuttavia essere compreso appieno solo considerando l'intreccio di relazioni con altre istituzioni culturali cittadine, topograficamente contigue e contestualmente ridisegnate dagli Asburgo. Ci si riferisce in particolare alla Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere (dal 1981 Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti), che rappresentò il nuovo organo di riferimento per l'istruzione superiore cittadina dopo la soppressione dell'Università degli studi gesuitica, avvenuta nel 1760: la Biblioteca fu infatti fondata quale istituto sussidiario per lo studio e la ricerca rispetto all'Accademia e al liceo-ginnasio, e fino a oltre la metà dell'Ottocento questi tre istituti ebbero una gestione comune. Gli ambienti iniziali adibiti a Biblioteca corrispondono alle sale ora denominate prima e seconda teresiana del gesuitico Palazzo degli Studi, tra loro unite da un ampio vestibolo. Nei primi anni furono acquisiti e messi a disposizione del pubblico volumi dell'Accademia, del collegio gesuitico, dei soppressi conventi di carmelitani e certosini e librerie ottenute per donazioni e lasciti di privati. Grazie a una dotazione annua e a stanziamenti straordinari dell'amministrazione asburgica furono inoltre acquistate opere d'interesse soprattutto naturalistico, come la collezione dello scienziato svizzero, di lingua tedesca, Albrecht von Haller, ripartita tra diversi istituti della Lombardia austriaca. Una politica di ridistribuzione di duplicati (1778-1783) permise quindi di ottenere circa 13.000 volumi, provenienti dalle biblioteche di Vienna, Cremona e dalla Braidense. Durante il periodo francese (1797-1799, 1801-1814) nuove soppressioni monastiche comportarono l'arrivo da tutta la provincia dei preziosi patrimoni bibliografici dei conventi di San Benedetto in Polirone, di Santa Maria delle Grazie, di agostiniani, domenicani, francescani e cappuccini. Si stima che il patrimonio sia progressivamente aumentato dalla iniziale dotazione di circa 6.000 volumi ai circa 40.000 del 1823. Al secondo dopoguerra, sotto la direzione di Ubaldo Meroni, risale l'introduzione dei nuovi cataloghi dizionari a schede mobili per autori, titoli e soggetti che hanno parzialmente sostituito (ma il processo non è ancora concluso) le vecchie schede, per lo più manoscritte, in formato Staderini. Nel 1952 il patrimonio librario fu stimato in 200.000 volumi. Nel 1959, in occasione del completamento del restauro dell'edificio voluto dal sindaco Eugenio Dugoni, venne allestita la mostra dei Libri stampati a Mantova nel secolo XV e dei cimeli di Baldassarre Castiglione. Nel 1966 un'altra importante esposizione, la Mostra dei codici gonzagheschi, segnò il temporaneo ritorno a Mantova di importanti manoscritti appartenuti alla libreria dei Gonzaga, ora sparsi in varie biblioteche italiane ed estere. Dal 1992 la Biblioteca fa parte del polo di Lombardia Informatica di SBN, il Servizio Bibliotecario Nazionale, che consente la catalogazione partecipata on-line tra tutte le biblioteche aderenti, nonché una condivisione delle risorse informative tramite il prestito interbibliotecario.

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Museo dei Vigili del Fuoco

Nel complesso monumentale del palazzo Ducale di Mantova, accolta dalle strutture rinascimentali di antichi edifici, vive una testimonianza del passato dei Vigili del Fuoco. Fra le macchine, le più antiche e quelle del secondo dopo guerra, fra elmi e divise, fra attrezzi a volte complicati a volte umili e semplici, mentre si respira un tempo diverso, si possono cogliere lampi di oscuri sacrifici e di straordinarie conquiste dell'uomo. La millenaria lotta contro la furia devastatrice del fuoco iniziò ad avvalersi di organizzazioni, di tecniche e di mezzi particolari fin dall'epoca romana. Gli studi di idraulica di Leonardo da Vinci e, più avanti nei secoli, quelli continuati dagli scienziati illuministi, preparano il terreno alle grandi evoluzioni del secolo scorso. La civiltà delle macchine, nei primi decenni del nostro secolo, consentì uno sviluppo che prosegue nei nostri giorni. Coraggio e scienza, uniti da una straordinaria passione nell'opera svolta al servizio della collettività, furono da sempre alla base dell'attività dei Vigili del Fuoco. Delle loro imprese non si sa molto, siamo infatti adusi a scorrere sempre più in fretta le cronache, alle quali peraltro quegli uomini spesso modesti come gli antichi artieri da cui discendono, hanno sempre preferito rifuggire. Eppure a quegli oscuri protagonisti di innumerevoli episodi di valore civico ed umano, va da sempre la simpatia della gente e, quando capita di incontrarli, anche oggi l'immaginario collettivo ne resta impressionato. Per questi motivi è un'esperienza fuori dal comune il compiere una rivisitazione delle testimonianze dell'evoluzione tecnica dei mezzi, delle documentazioni grafiche, delle raccolte di immagini e dei filmati disponibili presso il primo Museo Storico del Corpo, aperto ai cittadini. L'interesse dimostrato dai visitatori fin dai primi giorni di attività ha premiato in questa circostanza l'opera dei Vigili impegnati nel proporre ai cittadini, ed in particolare a quelli più giovani che compongono le popolazioni scolastiche, elementi che possono esprimere, sia pure sommariamente, l'identità culturale, le tradizioni del Corpo Nazionale. L'iniziativa, che si ricollega a molte altre simili e da tempo attuate in diversi stati europei, ma unica in Italia, è in un certo senso un invito alla collettività a riappropriarsi di questa struttura così vitale dello stato, affinché, meglio conosciuta, possa essere sentita più vicina e per essa si profonda un maggior impegno. Ci si può sentire, per un po', partecipi di un mondo poco conosciuto ma da sempre animato dal coraggio e dall'azione costante di questo esclusivo esercito di combattenti per la vita. La raccolta comprende diversi carri in legno, macchine a vapore, scale aeree ed oltre venti mezzi a motore. Li hanno recuperati, conservati e fatti rivivere i Vigili del Fuoco di Mantova, nelle ore di intervallo fra le attività di servizio, appassionati artieri di tutte le arti.

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Casa di Giulio Romano

La casa che Giulio Romano acquistò, nel 1538, per farne la sua dimora, si trova nell’attuale via Poma, antica contrada mantovana dell’Unicorno. Precedentemente l’artista, che aveva progressivamente acquistato fama e onori presso i Gonzaga, aveva avuto altre due case in città, ma egli ristrutturò e modificò quest’edificio quattrocentesco lo a sua misura, per farne la sua dimora definitiva. Così Giorgio Vasari, nel 1568, descriveva la casa voluta dall’artista: «Fabbricò Giulio per sè una casa in Mantova dirimpetto a San Barnaba, alla quale fece di fuori una facciata fantastica, tutta lavorata di stucchi coloriti, e dentro la fece tutta dipignere e lavorare similmente di stucchi, accomodandovi molte anticaglie condotte da Roma, ed avute dal duca, al quale ne diede molte delle sue» L’edificio, come ci appare ora, è tuttavia diverso rispetto a come lo volle a suo tempo l’artista: in particolare subì ampie modifiche alla fine del 1700 ad opera dell’architetto Paolo Pozzo che, su richiesta del proprietario di allora, lo ingrandì e lo trasformò. Attualmente la facciata, che ha un rivestimento rustico a bugnato ed elementi di richiamo classico, appare divisa in otto moduli che fingono una loggia tamponata. Sulla porta d’ingresso, dentro una nicchia, si trova una statua di Mercurio, in marmo antico. Notevoli le finestre, a pianterreno di forma quadrata, al piano nobile dotate di timpano e sormontate da arcate a bugne. Sopra i timpani delle finestre e sopra la nicchia di Mercurio si vedono otto mascheroni. Nello zoccolo dell’edificio si aprono le aperture ribassate delle cantine. Palazzo privato, non visitabile all`interno. Indirizzo: Via Poma, 18

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Chiesa di Santa Maria del Gradaro

La Chiesa di Santa Maria del Gradaro in Campo Santo è tra i luoghi di maggiore interesse di Mantova. La facciata del monumento è stata realizzata in stile romanico-gotico ed è caratterizzata per la particolare forma asimmetrica del portale a capanna. Il portale è stato realizzato da Jacopo e Ognabene Gratasola. Di interesse è anche il rosone, collocato al di sopra del portale. Il monumento è stato realizzato nel 1256; il convento adiacente è stato realizzato in epoche successive. Secondo un’antica tradizione la chiesa sorge sul luogo sul quale fu martirizzato San Longino. L’interno della Chiesa di Santa Maria Annunziata di Gradaro si sviluppa in tre navate. molto belli sono gli affreschi del XIII e del XVI secolo, secondo alcuni studiosi realizzati da Leonbruno e Pagni. L’antico muro di cui c’è traccia all’interno del monumento serviva per separare i monaci dai fedeli, in occasione delle funzioni religiose. Dopo un lungo periodo di chiusura al culto, in cui l’edificio servì per scopi militari, nel 1966 ha avuto luogo la riapertura al pubblico.

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Basilica di Santa Barbara

La basilica palatina di Santa Barbara, chiesa di corte dei Gonzaga, fu fatta erigere, con il campanile, dal duca Guglielmo fra il 1562 e il 1572, su disegno di Giovan Battista Bertani. La facciata è caratterizzata da tre archi, sormontati dal frontone, che introducono nel vestibolo d’accesso, sopra il quale, all’interno, si trova la grande cantoria per i musici. L’interno A navata unica con cappelle laterali, presenta due grandi lanterne quadrate, di cui una al centro, l’altra sopra l’altare maggiore, cui si accede tramite una scalinata semicircolare. Domina il coro il Martirio di S. Barbara, la grande pala dipinta da Domenico Brusasorci su invenzione del Bertani, racchiusa in una ricca cornice. La lunetta superiore che oggi vediamo, è opera settecentesca di Pietro Fabbri: l’affascinante originale - sostituito perchè ammalorato - è ancora conservato nel patrimonio della Basilica. Di fianco all’altare maggiore una scala porta alla cripta, ripartita in tre navate con un sacello a pianta ellittica. Le pale dei due grandi altari laterali sono di Lorenzo Costa il giovane su idee del Bertani (a destra Il battesimo di Costantino, a sinistra Il Martirio di Sant’Adriano). Sono attribuite a Fermo Ghisoni le figure dipinte su ambo le facce delle ante dell’organo (Santa Barbara e San Pietro da un lato; L’Annunciazione dall’altro). Altri quadri di pittori giulieschi sono sugli altari piccoli: a destra La consegna delle chiavi a San Pietro di Luigi Costa e Santa Margherita di Giambattista Giacarelli; a sinistra Il battesimo di Cristo di Teodoro Ghisi e La Maddalena dell’Andreasino. I quattro ovali sono opera di Pietro Fabbri (Santa Lucia e Santa Caterina), di Amadio Enz (Sant’Anna con Maria bambina), e di un anonimo del secolo XVII (Sant’Antonio con Gesù Bambino). Una cappellina appartata a sinistra contiene invece una quadro settecentesco, del Bazzani (Madonna e santi). Il presbiterio, sopraelevato, è chiuso da una cancellata settecentesca; del tardo ’600 sono gli stalli del coro, finemente scolpiti e provenienti dalla demolita chiesa di San Domenico. Le statue polimateriche sono del secolo XVII. Il lampadone posto davanti all’altare maggiore è stato commissionato dal duca Vincenzo I. Una chiesa per il duca Gonzaga, dunque, ricca nel patrimonio (basti solo pensare agli arazzi su cartoni di Raffaello, lasciati dal card. Ercole a Guglielmo e da questi donati alla sua Basilica), in cui gli uffici divini assumono solennità, ricchezza, attraverso una organizzazione precisa ed articolata. Una chiesa “che suona”, non solo per la cappella musicale di cui viene ben presto fornita, ma per i diversi spazi da cui può provenire la musica. Una chiesa che è diversa da tutte le altre perchè il progetto di Guglielmo sottende l’idea di onorare Dio e insieme di mostrarsi “vero signore” del suo tempo; ciò trova le sue risposte concrete nelle realizzazioni di quanti lavorano in S. Barbara, per la sua costruzione e per la sua vita religiosa e artistica.

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Teatro Bibiena

Un capolavoro unico. Denominato anche Teatro Scientifico, nacque per le finalità dell'Accademia Virgiliana, destinato ad ospitare sia spettacoli sia sperimentazioni scientifiche ed esposizioni dottrinali. Progettato da Antonio Galli Bibiena tra il 1767 ed il 1769, il teatro a forma di campana è disposto su più ordini di palchetti lignei, i cui interni, a figurazioni monocrome, furono affrescati dallo stesso Bibiena. Il teatro incorniciato dalle statue dei mantovani illustri (Virgilio, Bertazzolo, Pomponazzo e B.Castiglioni) fu ufficialmente inaugurato il 3 dicembre 1769 dal quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart in un memorabile concerto, che ne propriziò il fortunato destino. Il teatro allora appena inaugurato era ancora scintillante di ori e odoroso di intonaci quando il padre di Mozart scrive alla moglie il 26 gennaio: "Nella mia vita non ho mai visto nulla, nel suo genere di più bello". Il magico Teatro affrescato dai briosi fregi rococò che introducono allo spazio teatrale, rapisce ancora oggi con la sua fastosità.

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I laghi di Mantova e i fiori di loto

I tre laghi che abbracciano Mantova, rispettivamente Superiore, di Mezzo ed Inferiore, costituiscono un luogo privilegiato dove è possibile ammirare l’inconfondibile profilo monumentale della città. Sono il luogo ideale per una passeggiata, un giro in bicicletta o un’escursione in battello o motonave. Nei mesi di luglio e agosto, il lago Superiore esplode di colori grazie alla fioritura dei fiori di loto, che danno origine alla distesa più grande al di fuori del Giappone. L’attuale assetto idraulico risale al lontano 1190, un’opera geniale di Alberto Pitentino, che regola ancor’oggi il corso del fiume Mincio attorno alla città. Le aree verdi lungo le rive dei tre laghi sono state trasformate e attrezzate da tempo in “parco periurbano”. I parcheggi sono ubicati lungo tutto viale Mincio, che costeggia il lago di Mezzo, hanno fondo in asfalto e 7 posti auto sono riservati alle persone con disabilità. Per raggiungere il sentiero ciclo-pedonale occorre attraversare la sede stradale in corrispondenza dei passaggi pedonali ed imboccare una della discese con fondo compatto che conducono dalle vie al percorso: ne esistono diverse lungo tutto il tragitto, con lunghezza di circa 20 metri, larghezza 2 metri e pendenza modesta. Il sentiero è in piano con larghezza di circa 2,80 metri, fondo compatto in asfalto e ghiaia fine, è circondato da prati in cui sono presenti numerose zone ombreggiate e aree attrezzate con tavoli (altezza da terra 72 cm), panchine (altezza da terra 40 cm) e fontanelle (fuoriuscita acqua 90 cm da terra). È segnalata la presenza di servizi igienici, attrezzati anche per disabili, in prossimità di piazza Arche e piazza Virgiliana. Gli appassionati delle tematiche scientifiche hanno l’occasione di sperimentare il Sentiero della Scienza, che costeggia il lago di Mezzo, spazio didattico attrezzato con dispositivi interattivi che diventa luogo di scoperta e socializzazione. Si incontrano diversi pannelli didattici e informativi posti ad un’altezza di 160 cm. Lungo il percorso c’è una serie di attracchi dove è possibile imbarcarsi per la navigazione dei tre laghi o in altre località come Governolo, San Benedetto Po, Venezia e Chioggia. Le società di navigazione possiedono imbarcazioni attrezzate per persone diversamente abili.

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